Al numero
37 della Pieve Cusignano, c’era
un caseificio agli albori del novecento,
le testimonianze sono certe.
Mio padre raccontava
di quando si accendeva il fuoco direttamente
sotto le grandi caldere.
Grosse fascine venivano
accatastate e al bisogno accese per portare
il latte alla giusta temperatura, per fare
quell’opera
d’arte chiamata “Parmigiano”.
Il
latte veniva raccolto girando per le campagne
con il calesse trainato dalla cavalla che
a volte era seguita dal puledrino che le
trotterellava vicino.
I bidoni traballanti
erano uno spettacolo ed era una festa per
noi portare i secchi presso la strada maestra
dove veniva il calesse prima ed un camioncino
poi.
Ci si trovava fra amici e si stava in
compagnia, poi passavano i ragazzi all’orario
prestabilito e lì erano sguardi e risatine
complici.
C’erano i padroni che venivano
a prendere il litro di latte di spettanza
che il mezzadro aveva portato con un bilancino
sulle spalle per chilometri.
Il latte così raccolto
veniva portato al caseificio dove si trasformava
in burro e formaggio sotto l’abile
mano del casaro “Rino Montanari “.
Me
lo ricordo bene Rino... burbero
ma buono.
Le nere forme nel magazzino erano
trattate con quell’impasto nero di
terra d’ombra
per stabilizzare la stagionatura ed il calo
peso.
Mi ricordo “Ines Montanari“,
il suo sorriso e con quale cura puliva il
pezzo richiesto che incideva con il coltello
quella punta di parmigiano color paglierino...
che profumo... L’acquolina
in bocca ed una briciola in regalo di nascosto
dal burbero Rino.
Il latte si raccoglieva
nella bella stagione d’inverno tutto
fermo... E se
qualche mucca partoriva si facevano burro
e formaggini in casa.
Il senatore “Valenti “ fece
di quel caseificio un vero gioiellino, finestre
gotiche bifore, curato nei dettagli, gli
archi bianchi e bianca l’immagine della
beata vergine immacolata.
Con il tempo e l’incuria,
il piccolo gioiello si andava deteriorando.
Con
passione e sacrificio la mia famiglia, dopo
averlo acquistato, lo ha riportato agli antichi
splendori.
Durante la ristrutturazione sono
emerse antiche fondazioni che riportano molto
indietro nel tempo, all’inizio dell’attività casearia.
Inaugurato
il 2 aprile del 1995 lavorava il latte della
società Madonna di
Montemanolo.
Poi con i problemi nati dalle
leggi vigenti, che impongono servizi e ristrutturazione
anche nelle piccole stalle, tanti soci conferenti
hanno smesso l’attività e la
società è finita.
Ora il caseificio
lavora il latte di una sola azienda, dei
fratelli Persegona. Il caseificio ha preso
il nome degli attuali proprietari “Bonzani-Persegona“.
La
mia famiglia è orgogliosa di portare
avanti questa attività il formaggio
che si produce è biologico come tutta
l’azienda.
Gran parte del prodotto viene
venduto nell’annesso
negozio, si tratta di burro ricotta fomaggio
parmigiano(tenero da pasto, stagionato e
sottolio) tutto rigorosamente biologico certificato.
Daniele
persegona, il giovane di famiglia si presta
a fare da cicerone e mostra tutta la lavorazione.
Sonia,
sua madre, si occupa della vendita. Giuliano
cura la contabilità e si
occupa del magazzino.
Carlo, papà di
Daniele aiuta il casaro partime. Milena è la
conduttrice della macchina a vapore.
Tutti
assieme curano l’azienda aiutati
dal papà, mamma e la piccola martina(
altrimenti si arrabbia….).
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