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Nella prima metà del
II° secolo a.C., concluse vittoriosamente le
campagne militari contro i Galli, i Romani si preoccupano
di consolidare la conquista della regione cispadana
interrotta dalla guerra annibalica (Cremona e Piacenza
saranno rifondate).
Il controllo politico e militare
del territorio, ancora minacciato da popolazioni
Liguri, richiedeva una rete viaria attrezzata per
rapidi spostamenti di truppe e carriaggi, ed efficienti
presidi dei punti strategici all’interno di
quella che diventerà l’octava regione.
Alcuni autori smentiscono l’origine ai fini
solo militari delle strade romane, queste sarebbero
state invece strade di traffico etrusche al nord
e di traffico greco al sud della penisola italica
che vennero riorganizzate, mentre la novità romana sarebbe
da ascriversi alla studiata tecnica di costruzione
e all’efficiente organizzazione del sistema
viario.
Alla creazione di nuove strade ed all’insediamento
in punti di controllo si poté provvedere
così rapidamente solo utilizzando il supporto
fornito dalle strutture preesistenti.
Nella zona
in esame la sostanziale aderenza al sistema viario
precedente era d’altronde
resa quasi inevitabile a seguito del sempre rinnovato
ruolo di area di transito della regione dove
il sistema si era adeguato alle peculiarità dell’ambiente
naturale.
La funzione di asse portante della rete
viaria nel territorio, esercitata dalla pedemontana
(corrispondente all’attuale via Emilia)
viene accentuata dal localizzarsi in prevalenza
su di essa dei principali centri di controllo.
Della costruzione di una strada faceva parte
anche il forum (la scelta della cui collocazione
era calcolata a metà tra l’inizio
e la fine della via e delle stationes ad
medias; esempio
vivo riscontrabile nella disposizione delle città lungo
la via Emilia: Piacenza, Fiorenzuola, Fidenza,
mutatio ad Tarum, Parma, ecc.) e l’erezione
di tabernae e di praetoria
per vias militares fieri iussit.
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| [Calvani M.M., Parma nell’antichità,
in Parma la città storica, Artegrafica-Silva,
Parma, 1978,p. 24; Radke G., Viae Romanae Pubblicae,
Cappelli, Bologna, 1981; centuriazione nell’agro
parmense.] |
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Nel 183 a.C. le
colonie di Modena e Parma furono
fondate con l’insediamento
di duemila capofamiglia e si procedette contemporaneamente
all’impianto coloniario, ad un’imponente
operazione di bonifica e di riassetto della pianura
e delle contermini propaggini collinari mediante
la centuriazione.
Nella parte più alta restarono silvae e saltus, cioè ampie
zone di territorio comune - ager publicus - finalizzate all’approvvigionamento
ligneo o destinate alla pastorizia; si andavano così ad integrare le
modeste assegnazioni dei coloni che in altri luoghi furono più vaste.
Ai proletari romani trasformati in proprietari, i quali perdendo
la cittadinanza romana assumevano quella della colonia (a Parma furono inscritti
nella tribù Pollia)
si assegnarono le zone delle colonie.
Il territorio venne quindi ripartito a guisa di scacchiera in quadrati le c.d. centurie, corrispondenti
di solito a 710 metri di lato cioè a 20 actus, e ad ogni soldato
posto in congedo furono assegnati 4 actus.
Questo sistema attuato
tracciando sul terreno una serie di assi ortogonali, dipartendo
dal nucleo urbano ubicato in asse rispetto all’ager
divisus adsignatus, lungo la via Aemilia e
ai lati di essa, creava una fittissima scacchiera,
almeno per la regione cispadana, con tante
parcelle di terreno delimitate da vie, sentieri,
canali e torrenti.
Il
prosciutto crudo è il primo salume di
cui si conservi memoria storica, nel II secoli
A.C. Catone il Censore descriveva la curiosa
usanza dei popoli delle colline intorno alle
Valle Padana di salare le cosce di maiali grossi
ed appenderle ad asciugare su pertiche.
Il prodotto era chiamato perex suctus “coscia asciutta”, oggi
da noi chiamato prosciutto.
Da quel momento numerose sono state le citazioni
storiche, già nel primo
secolo A.C. i prosciutti arrivavano a Roma avendo un successo strepitoso, tanto
da influenzare il nome di una via nei quartieri dell’Urbe, Panisperna,
ovvero la strada del prosciutto.
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[Calvani M.M., Parma nell’antichità, in Parma
la città storica, Artegrafica-Silva,
Parma, 1978, p. 23;
Radke G., Viae Romanae Pubblicae, Cappelli,
Bologna, 1981;
Calvani M.M., Parma nell’antichità, in Parma
la città storica, Artegrafica-Silva,
Parma, 1978, p. 24;
Calvani M.M., Parma nell’antichità, in Parma
la città storica, Artegrafica-Silva,
Parma, 1978, p. 67, nota n. 37. Per una ricerca
sui resti della centuriazione nell’agro parmense
vedasi la cartina riprodotta nelle pp. 26-27 tratta
da Tozzi P.L., Saggi dellatopografia
storica, Firenze, 1974] |
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Duomo di Fidenza (XI sec) |
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Duomo
di Fidenza (XI sec) - Abside - rappresentazione
produzione di salumi |
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