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Lo “Stato Pallavicino” nasce intorno all’anno 1000 per iniziativa dell’investitura di Ottone III°, come istituzione statuale riconosciuta e sostenuta, rivedendo le precedenti definizioni strutturali e architettoniche longobarde.

[“Adalbertus marchio illustris primus pallavicinorum, venit italiam anno 960, praefectus equitum Othonis Imperatoris. Obijt anno 1007.” Iscrizione sopra il ritratto dello stesso a Trecella, da Biblioteca Comunale di Cortemaggiore, “Pallavicinia”, I Quaderni n.°1].

Attorno all’anno mille Adalberto Pallavicino, capitano delle milizie imperiali lungo il regno di ben tre imperatori, Ottone I°, Ottone II° e Ottone III° decide di trasformare una delle proprie venute in Italia per scopi militari in permanenza definitiva. E’ l’inizio della presenza pallaviciniana nella penisola, una presenza che peserà in  modo attivo, sulla realtà politica dell’Italia Settentrionale per oltre 5 secoli.

Adalberto sceglie a sua dimora una vasta area triangolare tra le città e le diocesi di Parma, Piacenza e Cremona: la scelta non è casuale ma dettata da precise ragioni politiche e strategiche. Il nucleo territorio che sarà poi definito “stato Pallavicino” comprende alcuni elementi strategici di fondamentale importanza per Ottone III°: si pensi al controllo delle strade che portano pellegrini e soldati, di volta in volta verso Roma, la Sicilia, l’oriente, strade che proprio in quest’area a solo attraverso questa cruna viaria possono condurre ai valici appenninici.

Dall’Appennino appunto e fino al Po, i Pallavicino divengono custodi dei transiti dal Nord Europa al Mediterraneo. “Sopra “ e “sotto” la Via Emilia rappresentano il filtro, controllato dagli imperatori germanici, tra la cultura materiale di Nord e Sud del continente.

La presa di possesso della regione a loro assegnata, da parte dei Pallavicino, è immediatamente seguita da una serie di interventi tesi ad offrire al nascente stato un sostegno strategico, produttivo e strettamente organizzativo. La costruzione di tre grandi abbazie nella pianura;: Castione, Fontevivo e Chiaravalle della Colomba....

Nella collina  invece, oggetto più specifico di nostro interesse, i Pallavicino occupano il territorio attraverso una pluralità di piccole corti, legate ognuna all’esistenza del castello e di un semplice “ramo” dinastico: Varano Marchesi, Tabiano, Pellegrino in particolare, ma anche Bargone, Medesano, Noceto, Varano Melegari, Scipione, Contignaco, Gallinella,
Costamezzana. Si riproduce, e continuerà almeno fino alla fine del XV secolo, un fenomeno di tipo feudale... quando il feudalesimo nella sua precisa collocazione storica, è già da tempo concluso."

[P. Zermani, Viaggio a Pallavicinia, Provincia di Parma, Comuni di Fidenza Medesano Noceto Salsomaggiore Terme, Comitato per il recupero e la valorizzazione del territorio storico pallaviciniano, 1985].

Ogni collina, ogni vallata ha (o meglio aveva) il suo castello in un sistema viario tutto ubicato sui crinali delle numerose colline, con pievi, case-torri, ospedali e xenodochi per i pellegrini, in un sistema prospettico in cui tutto si doveva vedere e controllare in una sequela comunicativa e visiva assai facile e veloce.

Inoltre i versanti esposti al sole erano adatti alla coltivazione dell’ulivo e della vite, cosicché l’area fosse autonoma dalle primarie necessità.

La vite e l’ulivo, o meglio il vino e l’olio, sono indispensabili per il sacrificio della Messa, per i sacramenti e per le lampade sacre ma anche se non fruttifero l’ulivo resta indispensabile per le esigenze liturgiche e non solo per la Domenica delle Palme: qualche contadino, ancor oggi, usa bruciarne qualche foglia secca per “scacciare” i brutti temporali estivi.

Il massimo sviluppo della coltivazione dell’olivo si ebbe nel XIII°- XIV° secolo e gli Statuti Comunali Parmensi nel 1258 se obbligavano la piantumazione in molte località.

Oggi gli antichi ulivi stanno tornando a rinverdire queste valli, dove del resto il loro ricordo non si è mai spento, diffusa la loro presenza nei toponimi locali nella zona della Val Parola -Monte Oliva- ed esiste ancora un bellissimo esemplare di ulivo secolare in località Costa Ferrari (comune di Fidenza), lungo la Valle del Gisolo, sulla strada che porta verso Tabiano castello.

Le propaggini collinari della bassa e media fascia appenninica, (Comuni di Fidenza, Noceto, Salsomaggiore Terme, Medesano e Pellegrino P.se) hanno da sempre rappresentato un avamposto per il controllo di quest’area territoriale grazie alla specifica connotazione orografica e morfologica che definisce una serie di promontori “a pettine” che si protendono sulla limitrofa Pianura Padana e che costituiscono, altresì, dei validi corridoi di penetrazione verso il mar Tirreno: attraverso quello che diventerà uno dei collegamenti viari più importanti per la storia dell’Europa: la Via Francigena.

Considerando le evoluzioni degli insediamenti e le caratteristiche idrografiche del territorio, dal quale emerge anche una viabilità c.d. “a pettine”, ovvero, che segue l’andamento parallelo delle colline che degradano verso il Po, si osserva un sistema viario basato su piccole strade che toccano gli insediamenti più grandi, transitando sui versanti sia a mezza costa che in cresta, fino a scendere a volte lungo i fiumi per gli attraversamenti di versante.

Nell’area ovest dell’attuale provincia di Parma la coesistenza della “viabilità naturale”, in punti obbligati di valico, con l’imposta “viabilità artificiale” romana, in pianura, è determinante nella scelta degli itinerari dei secoli successivi; ed è nell’immagine evocata dal titolo di un libro di storia locale che si esprime tutta l’importanza strategica del nostro territorio: “Una cruna viaria per l’Europa”

[Zermani P., Una cruna viaria per l’Europa, Provincia di Parma, Comune di Medesano, Centro Studi “La pietra Giubilare”, Coordinamento per Varano, Tip. La Colornese, Parma, 1997].

Le case-torri Pallaviciniane: presenze discrete ancora vive delle nostre valli.

Il paesaggio offre molteplici punti panoramici determinati dalla rete viaria che si dispone in adiacenza ai corsi d’acqua, “nel fondovalle” o lungo le linee di crinale, “a fil di costa”.

Lungo questi itinerari, sulle strade dette appunto “a fil di costa”, emergono come componenti costanti del paesaggio numerose case-torri medioevali che vanno ad integrare il sistema di controllo territoriale dei castelli.

Le case-torri sono caratteristici insediamenti che rappresentano un ottimo punto di collegamento per il controllo visivo: basta riconoscerne una e sarete anche voi nel mezzo di una fitta rete di rimandi visivi tessuta dalla famiglia Pallavicino per dominare il territorio!

L’origine di questi insediamenti rurali risale all’epoca medioevale, con il cessare delle invasioni barbariche la popolazione che fino ad allora trovava rifugio nei borghi fortificati ricomincia ad espandersi nelle campagne, nei vecchi pagi romani.

Le abitazioni che sorgono in questa fase relativamente stabile nella vita dei nostri avi, si sviluppano in verticale, da qui l’appellativo di case-torri e le tipologie sono uniformi tanto da far ritenere esistente una norma costruttiva comune durante la gestione territoriale pallaviciniana.

Hanno pianta quadrangolare con la presenza di una dimensione costante: 3,50 x 3,50 oppure 6,00 x 6,00 metri, “lo sviluppo su tre o quattro livelli ad un solo vano collegati verticalmente da una scala interna. La destinazione d’uso di tali ambienti è così ripartita : ai piani inferiori si colloca il ricovero degli animali e gli attrezzi mentre ai piani superiori i locali di magazzino e abitazione. In sommità si trova abitualmente la colombaia che oltre a dare la possibilità di ispezione difensiva consente appunto l’allevamento dei colombi”. (AA.VV., Le case coloniche nel parmense. Appunti per un recupero funzionale, Centro di formazione professionale in agricoltura Comune di Sissa Provincia di Parma Regione Emilia-Romagna, 1985).

Il toponimo ricorrente di questi edifici è “colombaia” per la presenza di decorazioni in sporgenza che aggirano tutto il perimetro del sottotetto e che agevolano l’entrata e l’uscita dei piccioni.

La permanenza di volatili rappresentava una importante riserva di cibo in caso di sosta obbligata all’interno dell’edificio (visibili, ad esempio, nella case-torre in località “il mulino” a San Nicomede nei pressi del Parco dello Stirone).

La porta d’ingresso si trova al primo piano: si entra con una scala a pioli che viene ritirata alla sera o in caso di pericolo.

Le finestre al piano terreno si riducono a feritoie, quelle ai piani superiori sono più grandi ma non numerose.

Questi edifici vengono realizzati con i materiali reperibili in loco: pietre, mattoni, legname.

Le murature non  intonacate sono di pietra a secco con le strutture orizzontali in legno di quercia o noce.

La casa - torre risponde a due diverse esigenze insieme:

  • dove la posizione strategica dell’edificio va, in questa zona, ad integrare il sistema dei castelli del sale: Tabiano, Bargone, Gallinella, Contignaco, Scipione, Costamezzana (la gestione è affidata alla popolazione fedele ai Pallavicino che comunica con il metodo dei fuochi e degli specchi).
  • abitativa  ogni famiglia ha la possibilità di auto-difendersi.

Basta pensare al disagio della popolazione per la frequenza di incursioni contro i Pallavicino per il controllo della via Romea e del sale estratto dalle acque salse.

Dopo il 14° secolo la tipologia della casa-torre non è più funzionale alle nuove esigenze agricole: c’è un aumento demografico nelle campagne dove è diventato meno rischioso vivere ed anche le coltivazioni si intensificano.

La caratteristica forma verticale si associa e si incastra con altre cubature in orizzontale dove i locali sono meglio disposti e a volte inscrivono uno spazio a figura di corte: la torre non appare più isolata ma inglobata in un complesso di fabbricati, in queste strutture gli elementi più significativi sono le logge ed il portale ad arco (visibili nella bella casa - torre di Pieve Cusignano).

A livello di edilizia  la sovrapposizione storica, nella fattispecie prima fra tutte quella farnesiana, non ha ottenuto l’effetto di realizzare una nuova immagine, (omissis) la politica farnesiana (omissis) lascia i castelli e le case torri a spegnersi da soli nella propria tramontata funzione intervenendo invece sulle abbazie coinvolte ancora direttamente nel meccanismo di gestione delle terre migliori. Ne risulta che i sistemi legati ad una funzionalità essenzialmente retta dalla specificità pallaviciniana, (omissis) hanno potuto sopravvivere conservando in buona parte il loro tessuto di relazioni territoriali.” (P. Zermani, Un progetto della storia. Struttura, segno, immagine nella collina dei Pallavicino, Regione Emilia R., Provincia di Parma, Comuni di Fidenza Medesano Noceto Salsomaggiore Terme, Comitato per il recupero e la valorizzazione del territorio storico pallaviciniano, 1985).

A proposito di una casa-torre famosa (ubicata nel comune di Noceto): “nell’agosto di quel 1636 v’era notizia che si facevano dunque più frequenti le scorerie degli hinnemici e fu deciso e risoluto di spargiere il sangue in difesa della Iurisditione et nostre case, molie, filioli et beni  e si fece un corpo di guardia a casa del Germino in confine di Varano... alla frontiera di Costamezzana ove l’hinnemico scoreva più spesso... Potete incontrare la casa-torre del Germino poco dopo Cella, in una meravigliosa posizione sul crinale destro. Se salite osservate il giro d’orizzonte: sulla sinistra vedrete in lontananza il castello di Roccalanzona e, centottanta gradi più in là , il castello di Tabiano.

La casa-torre del Germino, del modulo maggiore, cioè 6 x 6 metri, sta a metà di questo semicerchio costruito con lo sguardo e domina le vallate: qui siamo al centro della collina pallaviciniana e attraverso i rimandi visivi arriviamo in un attimo al confine storico dell’antico Stato, sul Taro e dall’altra parte, alla zona delle Saline di Salso.

Gli Spagnoli , che erano già nel castello di Tabiano, lo quale si era renduto avevano occupato e depredato le case verso Fidenza e incendiato le torri a S.Maria del Gisolo, la Torre di Pieve (Cusignano), nonché il castello di Costamezzana.

(Un progetto della storia. Struttura, segno, immagine nella collina dei Pallavicino, opera citata).
Le case-torri le potrete riconoscere nel taglio dei mattoni del cornicione rimasto incastonato tra nuove mura, dalla sfrontata esibizione delle loro sommità nei profili del terreni alti e forse... scendendo da Gabbiano, sulla scoscesa riva della comunale che porta al centro di Costamezzana, guardando il castello sulla “costa mediana” a sinistra, quando il vento ha spazzato nubi e smog dalla Val padana e lo sguardo si perde tra il Po e le Alpi, capirete perché...

Adalberto nell’anno 981 accettò l’investitura da Ottone III° di questo territorio compreso tra Parma, Piacenza e Cremona.
 
  RICHIAMI STORICI
Da Roma in avanti...
Lo Stato Pallavicino
A proposito del sale (e delle acque salse)...
Valli di storia: l'esempio di S. Maria del Gisolo

Castello di Tabiano
Castello di Pellegrino P.se
Castello di Bargone
Castello di Noceto
Castello di Scipione
Castello di Contignaco
Castello di Costamezzana
Duomo di Fidenza
Propaggini collinari tipiche della bassa e media fascia appenninica (di cui fa parte il territorio di Valli e Sapori)
Casa Torre "Il Germino" (Noceto - PR)
Tipica Casa Torre
Antica Casa Torre di Pieve Cusignano