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“Il sale è elemento di grande importanza nella conservazione e nella maturazione delle carni suine, si potrebbe dire che la storia del prosciutto di Parma sia parallela a quella di Salsomaggiore -l’antigo logo della Brugnola deto Potiolo de la Noce- e di Salsominore -Salso de Joco- dove dalle più remote antichità si otteneva dalla “cottura” delle acque salsoiodiche il sale per uso domestico ed anche per i “lardaroli e salumieri”.

Il sale si otteneva dalle acque salse dette “moja”, queste erano collocate in grossi pentole di ferro e poste sul fuoco a legna: il sale era estratto per evaporazione.

“Occorre dire che le acque salsoiodiche erano conosciute almeno due secoli prima di cristo e P.Bardelli sostiene che il romano Quinto Minucio Termo, sgominò i Galli Celelati abitanti in questi luoghi i quali confettavano sale...

La tradizione vuole che le saline si perdessero per cataclismi di frane e di tremuoti nei mesi di ottobre e novembre del 589 e non fossero rinvenute che nel 798 da alcuni uomini di Salso, i quali n’avrebbero poscia avuti privilegi ed indulti da re Carlomanno.

Il documento più antico che si riferisce alle saline, è datato 29 dicembre 877; da esso si apprende che il vescovo Guibodo costituì presso la Cattedrale il collegio dei canonici dotandolo di una parte dei doni regi: ...mediatatem cum sale et terra de Salsis...”

“Da numerosi documenti si desumono gli antichi diritti degli enti religiosi sulle saline di salso, nuovamente incrementate e sviluppate dai marchesi Pallavicino che una volta signori di queste terre tra i Vescovadi di Parma, Piacenza, e Cremona, si dedicarono allo sfruttamento del sottosuolo con la costruzione di “fabbriche del sale” dalle quali derivavano al casato grandi ricchezze e prestigio”.

[Enrico dall’Olio, Itinerari turistici della Provincia di Parma, vol. III°, Parma, Artegrafica Silva]
[Enrico Dall’Olio, Il Prosciutto di Parma, Parma]

I frati di Chiaravalle hanno un ruolo determinante attraverso la loro presenza plurisecolare nei luoghi del sale. I frati s’inseriscono in modo fisico nel processo di trasformazione dei luoghi. L’installazione di pozzi, l’organizzazione del lavoro, la costruzione della case e dei depositi di sale (visibile il portico di epoca farnesiana a Salsominore), il disboscamento delle colline ed il rimpianto sono i punti di una realtà proto-industriale sul passaggio tra il medioevo ed il rinascimento.

[AA.VV., Un progetto della storia. Struttura, segno, immagine nella collina dei Pallavicino, Regione Emilia R., Provincia di Parma, Comuni di Fidenza Medesano Noceto Salsomaggiore Terme, Comitato per il recupero e la valorizzazione del territorio storico pallaviciniano, 1985]
Lo sfruttamento dovette essere intenso e depauperare completamente la zona collinare dai boschi (allora unica risorsa per il riscaldamento di abitazioni e per la cottura dei cibi) se si arrivò ad emanare nel 1555  una peculiare mappa (conservata all’Archivio di Stato di Parma, “Decreti di Salso”) dove si mostra il territorio suddiviso in 6 cerchi concentrici: i cerchi condizionano il governo del territorio con vincoli e norme.

I boschi vengono catalogati, vi è divieto di tagliare alberi intorno a 6 miglia da Salso: viene impedito persino l’alloggiamento dei soldati in Salso, Scipione e Contignaco al fine di evitare che, con i loro movimenti e cavalcate, possano danneggiare le colture boschive trapiantate.

La presenza del sale, indispensabile per l’apporto di sali minerali al nostro organismo, fu ed è elemento primario nello sviluppo dell’economia di questi territori.

Per il controllo di questa risorsa si mossero i Pallavicino -signori di Scipione, Bargone, Contignaco, Gallinella, Tabiano, Salso, Varano, Noceto, B.go San Donnino (Fidenza), ecc. - spesso disturbati nei loro traffici dai Comuni di Piacenza e di Parma.
I Comuni, infatti, cercarono di espandere la loro influenza in territorio pallaviciniano, pretendevano illegittimamente attraverso vantaggiose concessioni edilizie “ante litteram” di arrogarsi tutti i diritti sul commercio salino ma non furono certi benevoli verso la manovalanza locale e solo grazie ad un decreto dell’Arcivescovo di Parma del 1354 la situazione della popolazione migliorò: furono accordate immunità dal pagamento della gabella sul sale e fu concesso sale a prezzo di fabbrica per il bisogno famigliare della manovalanza.

“Una copiosa documentazione in Archivio di Stato di Parma, aggiorna sulle vicende e sugli antichi diritti del vescovo di Parma, degli enti religiosi, dei comuni di Parma e di Piacenza, dei Pallavicino e dei Farnese fino ad arrivare al 1839 quando un medico condotto di Salsomaggiore Lorenzo Berzieri, mise in luce le proprietà salutari delle acque salsoiodiche... (a lui è dedicato il fastoso edificio in stile Liberty delle Terme, opera degli architetti Ugi Giusti e Galileo Chini).

Delle antiche saline di Salso, si tornò a parlare nell’ultima guerra (1943-45) e la necessità suggerì di ritornare a far cuocere l’acqua salsa con rudimentali attrezzature per ricavarne un po' di sale divenuto a quei dì, introvabile; ogni giorno per le strade di salso si snodava una processione di uomini , donne, ragazzi con biciclette, birocci e carretti portando damigiane, bigonci e tinozze col l’acqua salsa. Come già in passato veniva sottoposta ad ebollizione fino a completa evaporazione e in fondo ci restava il sale di colore bluastro che poi la calce doveva sbiancare.

Fu il sale casalingo, semiclandestino che permise alla gente della bassa di vincere la fame durante la guerra, dico la fame perché quel sale rendeva sul mercato formaggio, farina, burro, e carne”
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[Itinerari turistici della Provincia di Parma, opera citata]
 
  RICHIAMI STORICI
Da Roma in avanti...
Lo Stato Pallavicino
A proposito del sale (e delle acque salse)...
Valli di storia: l'esempio di S. Maria del Gisolo

Salsomaggiore Terme, stabilimento termale Berzieri
Salsomaggiore Terme, pozzo di acqua salsoiodica
Fidenza, Municipio
Parma, piazza Duomo
Parma, particolare del Battistero